Erika Grimaldi, teatri, ruoli, successi.

Dal 15 gennaio 2026 il grande soprano sarà impegnata al Carlo Felice di Genova per Il Trovatore

Servizio e intervista a cura di Roberto Tirapelle

  Abbiamo il piacere  oggi di scrivere un ritratto della Signora Erika Grimaldi, soprano internazionale, in occasione del suo ritorno al teatro Carlo Felice di Genova dove interpreterà Leonora ne Il Trovatore.  Ma c’è un altro aspetto importante che desideriamo ricordare:  ormai sono più di 25 anni che la Signora Erika Grimaldi è in attività da quando debutta nel 1998 nel ruolo di Serpina in La serva padrona di G. B. Pergolesi. 

  Non mi piacciono i numeri ma è doveroso farli: il soprano conta 102 titoli, di cui 83 per Opere e gode di un ventaglio di 50 ruoli.  

  Vediamo ora cosa dice la Stampa internazionale della Signora Grimaldi nei suoi recital attorno al mondo. 

C’è una accoglienza trionfale nel luglio di quest’anno al Teatro Municipale di Santiago dove il soprano si è esibita nel ruolo di Cio Cio San in Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Nella recensione di Jaime Torres Gómez stralciamo: “consumata intelligenza e profondità interpretativa; senza dubbio una delle più grandi interpretazioni di Butterfly mai viste al Municipal . Con una linea vocale coerente, forte negli acuti e una formidabile padronanza del registro medio, crea un personaggio dalla psicologia penetrante”.  


(cr ph Victor Santiago)

  Da Washington, Classical Review, dove si è esibita al Kennedy Center la National Symphony Orchestra per la Missa Solemnis di Beethoven, nel maggio del 2025, Charles T. Downey così la descrive: “Il soprano Erika Grimaldi, ascoltato l’ultima volta nell’esecuzione dell’Otello di Verdi al concerto della NSO l’anno scorso, ha dato prova di una riserva inesauribile di potenza vocale, capace di librarsi e brillare al di sopra delle forze riunite per tutta la durata di quest’opera di 80 minuti.”

   Da I Teatri dell’Est nel marzo del 2025 per Falstaff al Carlo Felice di Genova, Silvia Campana scrive: “Erika Grimaldi, dalla vocalità suadente ed espressiva, ha ben tratteggiato la sua Alice attraverso quel canto così costantemente gioioso ed ironico che ne sigla la cifra distintiva.”

   Da Opera Today, a San Francisco, nel 2017, per la rappresentazione di La Bohème, Michael Milenski scrive: “In un cast che sembrava uscito direttamente da Montmartre, il soprano italiano Erika Grimaldi si è distinto come voce dell’opera italiana, offrendo le delizie della scuola italiana (ma che scuola!). Con una voce piena e calda che evocava il paesaggio toscano di Puccini, ha articolato il linguaggio con finezza gutturale e ha concesso alla sua lingua ampia libertà di scorrere e punteggiare. La voce più potente della serata, che ha sfruttato al meglio la scultura di linee slanciate della Grimaldi, è stata proprio questa Bohème, il titolo dello spettacolo.”

  Infine ci sono le accoglienze trionfali dell’ultimo Nabucco proposto a Bonn con recite che si sono susseguite per ben tre mesi.  Online Musik Magazin il 3 ottobre 2025 per la firma di Stefan Schmöe scrive  “Erika Grimaldi nel ruolo di Abigaille è una forza della natura; con un soprano snello, mai aspro, sempre splendidamente controllato, interpreta la parte impegnativa con grande energia e una presenza eccezionale. Sul palco, interpreta la principessa malvagia con grazia felina.”  E in simili affermazioni continua il resto della stampa tedesca.

Mi piacerebbe concludere questa panoramica di indicazioni con alcune affermazioni di carattere teatrale e cinematografico di Emmanuel Dupuy sulla sua interpretazione diManon al Regio di Torino nel 2024: “Vertici di intensità Erika Grimaldi è la Manon che alterna Michèle Morgan, Arletty e Cécile Aubry.” 

Crediamo siano molto azzeccate, in un contesto come quello creato a Torino “sur le quai des brumes”, le constatazioni del critico perché sia possibile rivivere intrecciate e distinte  la Morgan di Carné, la chanteuseArletty di Prévert e la Aubry-Manon di Clouzot.  Pertanto “il soprano è un ammirevole talento interpretativo”.

Con queste premesse, ma ce ne sarebbero moltissime altre, tra stampa, paesi diversi e critici autorevoli,  direi che c’è già un  ritratto splendidamente dipinto della carriera della Signora Grimaldi.  Perchè il soprano ha raffigurato e donato la sua voce ai  ruoli operistici più diversi, dai più divertenti a quelli più struggenti.

  Dicevo all’inizio che la Signora Grimaldi sarà impegnata ne Il Trovatore al Carlo Felice di Genova. Sarà un’edizione molto interessante diretta dal Maestro Giampaolo Bisanti, già direttore di alcuni teatri importanti e tra i maggiori talenti direttoriali italiani.  La regia è stata affidata a Marina Bianchi, un altro talento italiano. Pur cominciando come assistente di registi di fama internazionale, Marina Bianchi si è fatta valere in un mondo molto difficile conquistando il suo posto di regista per opere importanti con successo.   L’edizione è arricchita dalle scene e dai costumi di Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov già collaudate nelle rappresentazioni del 2019.

L’intervista

Erika Grimaldi, teatri e personaggi. 

(cr ph, Il Trovatore, Carlo Felice, Genova)
(cr ph Victor Santiago)

R.T. Signora, si presenta nel corso di un anno due volte al Carlo Felice di Genova e con due opere verdiane. Quest’anno ha recitato Alice con Falstaff e a Gennaio farà Leonora con Il Trovatore. Ha trovato un buon ambiente teatrale a Genova?

E.G. Sì, assolutamente, ho trovato un ambiente molto positivo. Personalmente mi sento sempre accolta con grande calore e devo dire che è un teatro in cui si lavora davvero molto bene. Il metodo di lavoro è estremamente costruttivo e, per questo, mi trovo personalmente molto a mio agio. Spero davvero di poter tornare molte altre volte in futuro.

R.T. Signora il prossimo anno tornerà a cantare ad Asti al Teatro Alfieri. Che emozione prova a ritornare a casa sua?

E.G. Cantare La bohème al Teatro Alfieri di Asti è davvero una grandissima emozione. È il teatro della mia città e questa è la seconda opera che canto ad Asti. Tantissimi anni fa avevo cantato L’elisir d’amore in una produzione del Teatro Regio di Torino che era andata in tournée: all’epoca c’era il “Regio itinerante” e una delle tappe era proprio Asti. Questa Bohème è quindi la mia seconda opera al Teatro Alfieri.
È speciale perché conosco molte persone tra il pubblico e, in un certo senso, mi sento a casa. Ed è una sensazione bellissima. Allo stesso tempo sono felice ed emozionata nel sapere che in sala ci saranno tante persone che di solito non riescono a venire ad ascoltarmi, perché il mio lavoro mi porta spesso lontano. Per me è davvero un’occasione preziosa.
E poi l’emozione è ancora più grande perché, per la prima volta, ci sarà anche mia figlia Esther sul palcoscenico con me: condivideremo insieme il secondo atto e questo renderà tutto ancora più speciale.

R.T. Giovanna d’Arco alla Scala nel 2015, cosa ricorda?

E.G. La Scala me la ricordo come se fosse ieri, davvero. Per me è stato un momento molto importante. È andato tutto benissimo, la mia recita ha avuto grande successo, ed è stato un periodo lunghissimo di lavoro intenso. E poi, come succede sempre quando si prepara un’inaugurazione, c’è un’attenzione particolare, un’energia diversa. Giovanna d’Arco è stata per me uno dei primi ruoli verdiani di un certo peso. È un ruolo a cui sono molto legata e che mi piacerebbe tantissimo riprendere. È un’opera che non si esegue spesso, ma che porto davvero nel cuore, anche per quello che ha rappresentato per me l’esperienza alla Scala. È stata un’esperienza bellissima, che spero davvero di poter ripetere prima o poi.

R.T. La sua esperienza americana. Personalmente sono sempre interessato ai Teatri, sono molto legato a questi luoghi di culto della musica. Quindi mi perdoni altre domande. Ho letto sul repertorio che ha cantato prima a San Francisco e di recente al Kennedy Center, Teatro in cui ritornerà a breve e insieme anche alla Carnegie Hall. Come le sembrano questi ambienti dal punto di vista del pubblico rispetto all’Europa e lei si è sentita a suo agio?

E.G. L’esperienza americana è stata davvero molto bella. Mi piace moltissimo lavorare negli Stati Uniti: ci sono stata più volte, in città diverse e in teatri diversi. Sono luoghi in cui mi trovo molto bene, sia dal punto di vista umano che professionale.
Il modo di lavorare, in realtà, è più o meno lo stesso che in Europa. Per quanto riguarda il pubblico, almeno per le opere a cui ho preso parte io, che sono state per lo più opere italiane, l’ho trovato estremamente caloroso. Forse persino un po’ più che in Europa.
Non so se questo entusiasmo sia legato in modo particolare all’opera italiana, ma il pubblico è molto partecipativo, molto coinvolto. Quando uno spettacolo ha successo, gioiscono insieme all’artista e lo fanno sentire in modo davvero plateale. Ed è una cosa bellissima, perché dopo un grande lavoro questa risposta dà tantissima energia all’artista, lo stimola a continuare a dare il meglio e a trasmettere qualcosa di autentico durante lo spettacolo.

R.T. Adesso è pronta per il Metropolitan? Con Mimì.

E.G. Sono pronta, emozionata, carica, davvero molto felice. Aspettavo questo momento da tanto tempo e ora che è arrivato sembra quasi un sogno.  È un sogno un po’ per tutti riuscire a cantare nel più grande teatro americano, e non solo americano: è il più grande teatro del mondo. Quindi è una gioia enorme, senza dubbio.  E poi è una gioia doppia, perché canterò un’opera e un ruolo a me carissimi, uno dei ruoli che ho interpretato di più nella mia carriera e a cui sono profondamente affezionata. Sapere di poter portare questo ruolo, questa mia arte, su quel palcoscenico è davvero una gioia indescrivibile.

(cr ph , Andrea Ranzi, Andrea Chénier, Teatro Comunale Bologna)

R.T. Mi sembra che abbia instaurato una certa sinergia con il Teatro di Bonn. E’ un teatro che le è molto congeniale?

E.G. Con il teatro di Bonn ho instaurato un ottimo rapporto. È stata la mia prima volta in questo teatro, dove ho debuttato il ruolo di Nabucco, poi ripreso in diverse recite distribuite lungo l’anno, con repliche previste anche nel 2026. È un teatro in cui si lavora molto bene e la città è piacevole e vivibile. Mi sono trovata davvero bene e tornerò con un altro titolo, che per ora non posso ancora annunciare.

(cr ph Roberto Ricci, Tosca, Teatro Regio Parma)

R.T. Nella sua carriera c’è una figura femminile che preferisce di più cantare sia per l’aspetto vocale che per quello storico.

E.G. A oggi direi che il personaggio che sento più congeniale è Tosca, un’eroina scoperta relativamente di recente ma che mi ha completamente coinvolta. Mi affascina per la storia, il carattere, la passionalità e per lo sviluppo drammatico del personaggio, fino al suo esito finale. È anche un ruolo profondamente legato alla storia e alla cultura del mio Paese, l’Italia.

R.T. Signora ha un cognome uguale ad un personaggio operistico Aurelia Grimaldi. E’ legata a questa figura del Simon Boccanegra?

E.G. Sì, sono molto legata ad Amelia Grimaldi. L’ho cantata in più produzioni e Simon Boccanegra è un’opera che amo profondamente. Prima di affrontarla mi dedicavo soprattutto a un repertorio più leggero: Mozart, Bellini, Donizetti e anche Verdi, ma con ruoli come Nannetta.
Simon Boccanegra è stato il mio primo Verdi in un ruolo più lirico rispetto a quelli che cantavo fino ad allora. L’ho interpretato per la prima volta al Teatro Regio di Torino e da lì si sono aperte le porte al mio rapporto con le eroine verdiane.
Al momento non ho in programma di riprenderlo, ma mi piacerebbe molto poterlo ricantare. Al di là del lato scherzoso legato al cognome, è un titolo a cui sono davvero affezionata e che spero di affrontare di nuovo presto.

(Si ringraziano Nicola Lischi e Tim Weiler, OPR)