500 film, 8 sale distribuite sul territorio cittadino, 9 giorni di intensissima cinefilia condivisa

Prime anticipazioni del festival promosso dalla Cineteca di Bologna, in programma dal 20 al 28 giugno 2026.

9 giorni con i capolavori della storia del cinema, dalla mattina alla sera nelle sale della città, e il gran finale tutte le sere in Piazza Maggiore.

Il Cinema Ritrovato vola verso i 40 anni e inizia i preparativi per un’edizione specialissima, in programma a Bologna dal 20 al 28 giugno.

Promossa naturalmente dalla Cineteca di Bologna, la 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato renderà omaggio a Luchino Visconti, autore del quale la stessa Cineteca di Bologna ha contribuito a mantenere viva l’arte con il restauro di alcuni dei suoi grandi capolavori (Senso, Il gattopardo, Rocco e i suoi fratelli) e che vogliamo ricordare in questo 2026 in cui cadono i 120 anni dalla nascita e i 50 dalla scomparsa.

Altra grande figura classe 1906, regina di un immaginario novecentesco, è stata Joséphine Baker, della quale vedremo la filmografia completa e alcune perle provenienti dagli archivi Gaumont Pathé.

La diva dell’anno sarà invece Barbara Stanwyck (per la cronaca: numero 11 della speciale classifica delle star hollywoodiane stilata dall’American Film Institute). Dopo Katharine Hepburn nel 2025, la curatrice Molly Haskell guiderà questa volta i nostri sguardi alla riscoperta di una delle attrici dalla più imponente carriera nel mondo del cinema.

Alcune SEZIONI

Un colpo di fortuna: alla riscoperta di Mitchell Leisen

Il cinema di Mitchell Leisen prende vita in una terra di nessuno leggera e sofisticata (in realtà abitata soprattutto da donne), sospesa tra commedia romantica, screwball e puro estetismo Paramount. Già costumista e scenografo all’epoca del muto, Leisen divenne celebre per classici come Easy Living, Hold Back the Dawn e Midnight, e fu l’unico regista hollywoodiano a cui fu concesso di far apparire la propria firma autografa nei titoli di testa. Non c’era bisogno di una teoria dell’autore per riconoscerne le qualità inconfondibili: la naturalezza del flusso narrativo, una messa in scena impeccabile e dialoghi brillanti e ricchi di doppi sensi – talvolta scritti da Preston Sturges, Billy Wilder o Charles Brackett – insieme a protagoniste tanto affascinanti quanto intransigenti. Nei suoi film, Carole Lombard, Claudette Colbert, Barbara Stanwyck e Jean Arthur univano spirito e grazia a un impeccabile tempismo comico. Le loro eroine sovvertivano le convenzioni, e gli incontri con i personaggi maschili – spesso interpretati da Ray Milland o Fred MacMurray – si avvitavano tra equivoci e contrattempi fino al lieto fine. Questo omaggio presenta una selezione di classici di Leisen in versioni restaurate (per gentile concessione di Universal), insieme a copie d’archivio raramente proiettate.

(A cura di Ehsan Khoshbakht)

Barbara Stanwyck, tutto quel che desideri

La sua capacità di stabilire un contatto immediato con il pubblico nasce dalla voce – ricca, stanca, tenera, vissuta, scettica, capace di muoversi con agilità tra asprezza e dolcezza. Poteva essere metallica, quasi mascolina e tagliente, oppure soffice come un cuscino di piume, talvolta nello stesso film: qualità ideali per un’attrice a suo agio in ogni genere, dal melodramma femminile al western, passando per il noir e la commedia sofisticata. Più iconoclasta che icona, attrice di carattere alla maniera di Bogart o Cagney, non era né una grande bellezza né una diva patinata. Ed è proprio questo – il suo rifiuto o la sua incapacità di lasciarsi ridurre a un’unica immagine – a costituire uno dei fattori determinanti della sua longevità. Se ai suoi tempi fu talvolta sottovalutata, la sua arte della sottrazione – la fluidità del movimento, l’immobilità nella quiete, l’intensità trattenuta – appare oggi sorprendentemente moderna. Attraverso i generi, la retrospettiva metterà in luce le molteplici sfaccettature di un’artista iconoclasta.

(A cura di Molly Haskell)

Joséphine Baker, donna del Rinascimento

Joséphine Baker non è mai stata soltanto la donna con il gonnellino di banane. È stata un’onda d’urto. Apparsa sulla scena parigina degli anni Venti come una forza dirompente, si è impressa nell’immaginario collettivo con un corpo in perpetuo movimento, al tempo stesso feticizzato e fieramente indipendente. La sua arte, nata nelle strade di St. Louis, scaturiva dalla sopravvivenza, dall’improvvisazione e dal jazz. Un autentico Rinascimento! Mentre l’Europa chiedeva ‘la giungla’, Baker portò in scena la strada, trasformando l’esoticizzazione in arma e travestimento. La sua immagine, sospesa tra nudità e animalità, alimentava fantasie coloniali che lei sabotava costantemente attraverso l’esagerazione, la smorfia e il rifiuto dell’immobilità. La rassegna presenta la filmografia completa – La Revue des revues, La Sirène des tropiques, Zouzou, Princesse Tam-Tam, Fausse alerte – arricchita da una selezione di cinegiornali provenienti dagli archivi Gaumont Pathé e da materiali rari

(A cura di Emilie Cauquy. In collaborazione con La Cinémathèque française e il CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée)

(cr ph Cinema Ritrovato – Bologna)